Le unità della Marina Italiana che hanno partecipato alla missione "IBIS" in Somalia.
COMANDO RAGGRUPPAMENTO SUBACQUEI E INCURSORI "TESEO TESEI"
G.O.I. – Gruppo Operativo Incursori
Tra il dicembre del 1992 e l'aprile del 1993, gli operatori del Comando Raggruppamento Subacquei e Incursori "Teseo Tesei" hanno presidiato il teatro somalo, garantendo la sicurezza anfibia del contingente nazionale.
Nel quadro della drammatica e complessa operazione multinazionale Restore Hope in Somalia, l’Italia schierò le proprie eccellenze operative nella Missione Ibis I. Accanto ai reparti convenzionali, l'allora Capitano di Vascello Sirio Pianigiani – comandante del 24° Gruppo Navale – poté contare sul supporto d'élite del Comando Raggruppamento Subacquei e Incursori "Teseo Tesei" (COMSUBIN). Gli incursori della Marina Militare affrontarono un ambiente operativo asimmetrico e urbano, ben lontano dagli scenari marittimi per cui erano tradizionalmente addestrati.
Cronologia e dislocamento della missione
Inizio Missione: 11 dicembre 1992, data di partenza della flotta italiana verso il Corno d'Africa.
Fine Missione: 14 aprile 1993, in coincidenza con il rientro in patria della prima aliquota navale guidata da Pianigiani.
Dislocamento operativo: Gli operatori del COMSUBIN vennero inizialmente rischierati a bordo delle unità della task force navale (tra cui l'incrociatore Vittorio Veneto e le navi da sbarco San Giorgio e San Marco). La loro base logistica e operativa a terra fu stabilita nell'area strategica del Porto Vecchio di Mogadiscio.
L'impiego del COMSUBIN nel 1993 in Somalia si distinse per flessibilità e prontezza operativa attraverso compiti cruciali per la sicurezza dell'intero contingente:
Sbarco d'avanguardia:, Prima dell'arrivo del grosso dei mezzi pesanti, gli incursori effettuarono ricognizioni idrografiche e la bonifica occulta delle spiagge di Mogadiscio. L'azione garantì la sicurezza per il successivo sbarco anfibio dei Fucilieri del Battaglione San Marco.
Scorte e Close Protection: Le squadre del Raggruppamento vennero impiegate per la protezione ravvicinata di alte cariche militari e diplomatiche in transito nella capitale somala, muovendosi in aree ad altissimo rischio di imboscate.
Operazioni speciali anti-cecchinaggio: Insieme ai colleghi dell'Esercito (il 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin"), gli uomini del COMSUBIN parteciparono a delicate attività di pattugliamento urbano e ricognizione finalizzate a neutralizzare i nidi di cecchini dei signori della guerra che minacciavano il porto e le linee di rifornimento umanitario.
BATTAGLIONE "SAN MARCO"
BATTAGLIONE "SAN MARCO"
Il coinvolgimento del Battaglione San Marco nella missione Ibis in Somalia rappresenta una delle pagine più complesse e valorose della moderna storia militare italiana. Inseriti nel più ampio quadro delle operazioni ONU (UNITAF e UNOSOM II), i Fucilieri di Marina italiani si trovarono a operare in un contesto di totale anarchia istituzionale, carestia estrema e guerriglia urbana.
Cronologia e numeri della missione
Data di inizio: 11 dicembre 1992, giorno in cui il 24º Gruppo Navale salpò da Livorno con a bordo i Fucilieri di Marina. Lo sbarco anfibio sulle coste somale avvenne il successivo 22 dicembre.
Data di fine: 14 marzo 1995, data in cui gli ultimi reparti del San Marco rientrarono a Brindisi dopo aver protetto il definitivo ritiro delle forze ONU.
Forza rispiegata: Circa 320 uomini del Battaglione San Marco supportati da squadre di Incursori del Comsubin e 23 mezzi anfibi.
La base operativa principale e centro logistico del contingente fu stabilita presso il Porto Vecchio di Mogadiscio. Da questa posizione strategica, il San Marco mantenne il controllo della cruciale area portuale della capitale somala, garantendo l'afflusso, lo scarico e la sicurezza dei convogli umanitari internazionali destinati alle popolazioni civili stremate dall'interno del Paese.
Lo sbarco anfibio d'emergenza (1992):, Il 22 dicembre 1992, i Fucilieri misero in atto una complessa operazione di sbarco sulla spiaggia di Mogadiscio utilizzando 23 mezzi anfibi e 16 cingolati. L'azione avvenne sotto gli occhi delle milizie locali per mettere in sicurezza i moli prima del collasso degli aiuti.
Controlli dei flussi via mare: Il San Marco istituì una fitta rete di pattugliamento costiero, perquisendo imbarcazioni sospette al fine di arginare il contrabbando di armi pesanti destinate ai signori della guerra locali.
L'evacuazione finale delle Nazioni Unite (1995): Nella fase calante della missione (Operazione United Shield), mentre i contingenti internazionali abbandonavano progressivamente il Paese nel caos, il Battaglione San Marco svolse l'incarico più rischioso. Rimase a terra come forza di retroguardia per garantire l'evacuazione in sicurezza degli ultimi nuclei ONU e delle organizzazioni non governative (ONG), lasciando la spiaggia per ultimi a bordo dei mezzi da sbarco.
L'incrociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi (C 551) ha segnato la sua prima missione operativa fuori dal Mediterraneo durante la missione Ibis in Somalia, operando come nave ammiraglia nel 1994 (Ibis II, 18 febbraio - 5 aprile) e nel 1995 (Ibis III, gennaio - marzo). Dislocata al largo di Mogadiscio, la nave ha svolto un ruolo chiave nel ritiro del contingente italiano e ha visto il debutto operativo degli aerei AV-8B Harrier II Plus nel gennaio 1995.
C-550 INCROCIATORE L. PORTAELICOTTERI “VITTORIO VENETO”
C-550 INCROCIATORE LANCIAMISSILI PORTA ELICOTTERI “VITTORIO VENETO”
L’incrociatore lanciamissili e portaelicotteri Vittorio Veneto (C 550) ha svolto il ruolo di nave ammiraglia del 24º Gruppo Navale italiano durante la prima, cruciale fase della missione Ibis I in Somalia, guidando lo sbarco iniziale del contingente nazionale.
Cronologia e dislocamento della missione
Data di inizio: 11 dicembre 1992, giorno in cui l'unità salpò dal porto di Livorno. Raggiunse le acque somale il 22 dicembre 1992 per dare inizio alle operazioni.
Data di fine: 14 aprile 1993, momento in cui il 24º Gruppo Navale concluse la propria finestra operativa nell'area per fare rientro in Italia.
Dislocamento operativo: La nave rimase dislocata stabilmente al largo del Porto Vecchio di Mogadiscio, fungendo da centrale di comando mobile, piattaforma logistica e santuario radar per l'intera forza navale italiana ed internazionale.
Fatti degni di nota
La direzione dello sbarco anfibio:, All'alba del 22 dicembre 1992, dal Vittorio Veneto vennero coordinate le delicate operazioni di sbarco sulla spiaggia di Mogadiscio. La nave protesse l'immissione a terra di 23 mezzi anfibi e 16 cingolati del Battaglione San Marco.
Base avanzata per elicotteri: Il vasto ponte di volo poppiero dell'incrociatore e la sua componente di elicotteri imbarcati (Agusta Bell AB-212) assicurarono missioni continuative di ricognizione costiera, scorta armata dal cielo ai convogli umanitari diretti nell'entroterra e compiti di evacuazione medica d'urgenza.
Sede del Comando di Gruppo Navale: A bordo della nave operò lo Stato Maggiore del 24º Gruppo Navale guidato dal Capitano di Vascello Sirio Pianigiani, centralizzando le comunicazioni e il raccordo tattico con il comando della coalizione internazionale UNITAF a guida statunitense.
F 571 FREGATA PORTA ELICOTTERI "GRECALE"
FREGATA PORTA ELICOTTERI "GRECALE"
La fregata missilistica e portaelicotteri Grecale (F 571), nell'inferno somalo era lo scudo elettronico dell'Operazione Ibis, unità della classe Maestrale della Marina Militare recentemente radiata dopo oltre 42 anni di onorato servizio, ha ricoperto un ruolo tattico fondamentale durante la prima fase della missione Ibis I in Somalia, integrata nella forza multinazionale UNITAF.
Cronologia e dislocamento della missione
Data di inizio: 11 dicembre 1992, giorno in cui l'unità salpò dal porto di Livorno insieme al resto della flotta. Raggiunse il teatro operativo il 22 dicembre 1992.
Data di fine: 14 aprile 1993, data che sancisce la fine del mandato operativo per le unità navali del primo scaglione (24º Gruppo Navale) e il rientro in Italia.
Dislocamento operativo: Nave Grecale rimase posizionata in pianta stabile nelle acque antistanti Mogadiscio, pattugliando intensamente le linee di comunicazione marittime lungo il Corno d'Africa.
Fatti degni di nota
La scorta al convoglio iniziale:, Durante la navigazione d'andata e l'avvicinamento alla costa somala, la fregata svolse funzioni di protezione ravvicinata al traghetto civile Sardinia Viva (noleggiato per l'occasione) e alle navi da sbarco San Giorgio e San Marco, cariche di uomini e veicoli della Brigata Paracadutisti "Folgore".
Sorveglianza radar e scudo elettronico: Sfruttando i suoi avanzati sistemi di scoperta radar e accorgimenti elettronici, la Grecale garantì la sicurezza tridimensionale (aerea e di superficie) delle unità da sbarco e del mercantile alleato durante le convulse fasi dello sbarco anfibio del Battaglione San Marco.
Operazioni aeree antisommergibile e di pattugliamento: Tramite l'elicottero imbarcato Agusta Bell AB-212, l'unità effettuò voli quotidiani di ricognizione a bassa quota lungo il litorale. Monitorò costantemente i movimenti delle imbarcazioni locali (i dhow somali) per prevenire infiltrazioni ostili o contrabbando di armi via mare a supporto dei signori della guerra somali.
F 573 FREGATA PORTA ELICOTTERI "SCIROCCO"
FREGATA PORTA ELICOTTERI "SCIROCCO"
La fregata missilistica e portaelicotteri Scirocco (F 573), unità della Classe Maestrale, ha svolto una missione cruciale in Somalia all'interno del 25º Gruppo Navale. In questa fase della missione (denominata Ibis II), la nave ha operato in prima linea per garantire la protezione elettronica e d'armamento durante il delicato e rischioso ripiegamento dei reparti terrestri dell'Esercito Italiano dal teatro somalo.
Cronologia e dislocamento della missione
Data di inizio: Febbraio 1994, momento in cui l'unità prese il mare integrata nel dispositivo aeronavale del 25° Gruppo Navale.
Data di fine: Aprile 1994, al completamento delle operazioni di imbarco e messa in sicurezza dell'intero contingente italiano.
Dislocamento operativo: Lo Scirocco mantenne la propria stazione di pattugliamento navale e sorveglianza radar al largo delle coste di Mogadiscio, incrociando nelle acque del Corno d'Africa a protezione delle unità anfibie e logistiche della flotta.
Fatti degni di nota
Scorta difensiva al rientro della Folgore: Il compito principale dello Scirocco fu la scorta ravvicinata alle navi d'assalto anfibio San Giorgio e San Marco e alla rifornitrice Stromboli. L'unità sorvegliò costantemente lo spazio aereo e marittimo circostante mentre i paracadutisti della Brigata Folgore e i veicoli terrestri venivano evacuati da terra sotto la minaccia dei signori della guerra.
Supporto radar integrato all'Ammiraglia: Lo Scirocco operò in stretto coordinamento con la portaerei Giuseppe Garibaldi, integrando i sistemi di comunicazione e di difesa antiaerea del gruppo navale (grazie al sistema missilistico Albatros/Aspide e al cannone da 127/54 mm di bordo).
Piattaforma elicotteristica per sorveglianza: I due elicotteri imbarcati Agusta Bell AB-212 batterono incessantemente le rotte costiere e le spiagge limitrofe al porto della capitale somala. Svolsero voli di ricognizione a corto raggio per identificare possibili postazioni di artiglieria o mortai delle milizie ostili rivolte verso il convoglio navale.
L 9892 NAVE DA SBARCO ANFIBIO "SAN GIORGIO"
NAVE DA SBARCO ANFIBIO "SAN GIORGIO"
La nave d'assalto anfibio tipo LPD San Giorgio (L 9892), pilastro logistico dell'Operazione Ibis, capoclasse dell'omonima Classe San Giorgio della Marina Militare, ha rappresentato la spina dorsale logistica e operativa delle forze italiane in Somalia. Progettata per trasportare e sbarcare truppe e mezzi pesanti su spiagge sprovviste di approdi, l'unità è stata impiegata sia nella fase iniziale di sbarco della missione (Ibis I), sia in quella successiva di ripiegamento (Ibis II).
Cronologia e dislocamento della missione
Data di inizio (Ibis I): 11 dicembre 1992, data della partenza dal porto di Livorno. L'unità giunse al largo del Corno d'Africa il 22 dicembre 1992.
Data di fine (Ibis II): 4 aprile 1994, giorno in cui la nave completò il rientro in Italia dopo aver evacuato gli ultimi contingenti terrestri dell'Esercito.
Dislocamento operativo: Durante i lunghi mesi di teatro operativo, Nave San Giorgio rimase dislocata all'ancora davanti al Porto Vecchio di Mogadiscio, spostandosi periodicamente lungo il litorale somalo per supportare i diversi avamposti costieri della forza multinazionale UNITAF / UNOSOM II.
Fatti degni di nota
Il grande sbarco del 1992: All'alba del 22 dicembre 1992, la San Giorgio aprì il suo bacino allagabile poppiero per immettere in acqua i mezzi da sbarco MTM (Mototrasportatori Medi), dando inizio alla massiccia operazione anfibia che portò a terra gli uomini del Battaglione San Marco e i mezzi blindati della Brigata Paracadutisti "Folgore".
Grazie alla sua flessibilità interna, la nave venne utilizzata come centro medico di secondo livello (Role 2). A bordo vennero trattati sia i militari del contingente feriti negli scontri a terra, sia numerosi civili somali bisognosi di interventi chirurgici d'emergenza causati dalla guerra civile.
L'evacuazione strategica (1994): Nella primavera del 1994, sotto la scorta ravvicinata delle fregate e dell'incrociatore Garibaldi, la San Giorgio entrò nel porto di Mogadiscio per l'imbarco finale dei veicoli pesanti, dei carri armati e dei soldati italiani. L'azione si svolse sotto la minaccia diretta dei mortai delle milizie locali, concludendosi senza perdite grazie alla rapidità di caricamento del ponte di volo e del garage interno.
L 9893 NAVE DA SBARCO ANFIBIO "SAN MARCO"
NAVE DA SBARCO ANFIBIO "SAN MARCO"
La nave d'assalto anfibio San Marco (L 9893) ha svolto un ruolo logistico e operativo cruciale durante l'operazione Ibis in Somalia (1992-1994), operando sia in Ibis I che in Ibis II. La missione iniziò l'11 dicembre 1992 con la partenza da Livorno, con l'unità impegnata nello sbarco del Reggimento San Marco e nel supporto logistico come base galleggiante a Mogadiscio fino al rientro finale il 4 aprile 1994. Caratterizzata da un dislocamento operativo che la vide stazionare davanti al Porto Vecchio, la nave ha permesso lo sbarco rapido di mezzi e truppe, concludendo la missione con l'evacuazione del materiale pesante nel 1994 in un contesto di alta tensione.
A 5327 NAVE RIFORNITRICE "STROMBOLI"
NAVE RIFORNITRICE "STROMBOLI"
La nave rifornitrice di squadra Stromboli (A 5327), capoclasse dell'omonima Classe Stromboli, ha ricoperto il ruolo vitale di "polmone logistico" per le forze aeronavali della Marina Militare impegnate nel Corno d'Africa. L'unità ha operato principalmente nella fase più delicata della missione, denominata Ibis II, consentendo al gruppo navale italiano di mantenere l'indipendenza operativa a migliaia di chilometri dalla madrepatria.
Cronologia e dislocamento della missione
Data di inizio: Febbraio 1994, mese in cui l'unità si è schierata nel Corno d'Africa integrata all'interno del dispositivo logistico e di sicurezza del 25° Gruppo Navale.
Data di fine: Aprile 1994, periodo in cui la nave ha scortato l'ammiraglia Garibaldi e le unità anfibie durante la navigazione di rientro verso l'Italia dopo il ripiegamento da Mogadiscio.
Dislocamento operativo: Lo Stromboli ha operato stabilmente in alto mare al largo delle coste della Somalia, incrociando nelle acque dell'Oceano Indiano antistanti la capitale somala per supportare i pattugliamenti della coalizione internazionale.
Fatti degni di nota
Rifornimenti RAS continu: Il compito primario della nave fu l'esecuzione di complessi rifornimenti in mare in modalità laterale (Replenishment at Sea - RAS). Lo Stromboli rifornì incessantemente di gasolio navale, combustibile avio (JP-5), acqua potabile, viveri e pezzi di ricambio la portaerei Garibaldi, la fregata Scirocco e le navi da sbarco San Giorgio e San Marco, evitando loro di dover attraccare nei porti locali.
Sostegno logistico all'evacuazione terrestre: Durante le operazioni di reimbarco della Brigata Paracadutisti "Folgore", i depositi interni dello Stromboli garantirono i materiali di sussistenza e i carburanti necessari per completare le ultime manovre terrestri in un clima di estrema guerriglia urbana e tensione a terra.
Piattaforma elicotteristica ausiliaria: Tramite il proprio ponte di volo poppiero, l'unità funse da punto di atterraggio e rifornimento sussidiario per gli elicotteri AB-212 della flotta, estendendo l'autonomia e il raggio d'azione delle pattuglie aeree dedicate al monitoraggio anti-infiltrazione del litorale.
A 5329 NAVE RIFORNITRICE "VESUVIO"
NAVE RIFORNITRICE "VESUVIO"
La Nave rifornitrice Vesuvio (A 5329) ha svolto un ruolo chiave durante la missione Ibis in Somalia, operando come supporto logistico tra il dicembre 1992 e l'aprile 1993 (Ibis I) e nuovamente nel 1995 (Ibis III). Stazionando al largo di Mogadiscio, l'unità ha garantito il rifornimento in mare (RAS) di carburante e acqua per il 24º e 26º Gruppo Navale, supportando sia le operazioni di sbarco del Battaglione San Marco che l'evacuazione finale delle Nazioni Unite.
Crest delle Unità
Sirio Pianigiani: la regia navale della Missione Ibis
Sirio Pianigiani (nato a Como nel 1943) è una figura di spicco della Marina Militare italiana, noto per la sua specializzazione nella componente subacquea, per la direzione di importanti missioni internazionali e per il suo ruolo nei servizi di intelligence della Difesa.
Biografia
Pianigiani intraprende la carriera da ufficiale in Marina arrivando a bordo dello storico sottomarino Enrico Toti nel 1973 con la qualifica di Ufficiale in seconda. L'anno successivo, a soli 31 anni, assume il comando del sommergibile. Pianigiani ha spesso ricordato le condizioni estreme e lo straordinario cameratismo di quella stagione della guerra fredda, passata a convivere in 28 persone su appena 14 brande.
Con il grado di Capitano di Vascello, tra il dicembre 1992 e il 1993, assume il ruolo chiave di Comandante del XXIV Gruppo Navale inviato a Mogadiscio nell'ambito della missione internazionale Restore Hope in Somalia. Sotto la sua guida, la task force navale italiana coordina il delicato sbarco dei reparti del Battaglione San Marco e gestisce il supporto logistico, sanitario e di sicurezza costiera per l'intero contingente.
Promosso ai gradi di Ammiraglio, la sua competenza strategica lo porta ai vertici della sicurezza nazionale: Direttore del RIS: Diventa Direttore del II Reparto Informazioni e Sicurezza (RIS) dello Stato Maggiore della Difesa, gestendo l'intelligence elettronica e militare interforze in un delicato periodo di transizione geopolitica nei primi anni 2000.
Il 27 dicembre 1999 è stato insignito del titolo di Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, una delle massime benemerenze nazionali concesse per i suoi alti meriti verso la Patria
La Somalia
Dall'11 dicembre 1992 al 14 aprile 1993, il Capitano di Vascello Sirio Pianigiani ha guidato il 24° Gruppo Navale, firmando il più imponente sforzo logistico italiano dal dopoguerra.
Mentre il mondo guardava le spiagge di Mogadiscio invase dai Marines americani per l'operazione internazionale Restore Hope, la Marina Militare italiana affrontava la sua sfida più complessa dalla fine del secondo conflitto mondiale. Al comando della componente navale di questa delicatissima transizione umanitaria e militare, denominata Missione Ibis I, c'era il Capitano di Vascello Sirio Pianigiani.
Per ristabilire l'ordine e proteggere gli aiuti alimentari dai signori della guerra in una Somalia ferita dall'anarchia, l'Italia mise in campo una task force imponente. Sotto la direzione strategica di Pianigiani operò il 24° Gruppo Navale, composto da:
L'incrociatore portaelicotteri Vittorio Veneto - La fregata Grecale - Il rifornitore di squadra Vesuvio - Le navi da sbarco (LPD) San Giorgio e San Marco - Un contingente d'élite dei Fucilieri di Marina del Battaglione San Marco e due squadre di Incursori.
La flotta guidata da Pianigiani arrivò di fronte al Porto Vecchio di Mogadiscio il 22 dicembre 1992. Le navi da sbarco iniziarono immediatamente le operazioni anfibie, portando a terra 23 mezzi anfibi, 16 cingolati e i primi 400 marinai del San Marco.
Il coordinamento dell'ufficiale fu impeccabile: in meno di un mese, la Marina Militare riuscì a trasferire e supportare logisticamente a una distanza siderale dall'Italia oltre 2.600 militari equipaggiati, 800 veicoli tattici, 15 elicotteri e 4.200 tonnellate di rifornimenti critici.
Durante i quattro mesi di comando in teatro, Pianigiani non gestì soltanto lo sbarco iniziale. Il 24° Gruppo Navale si trasformò nella centrale operativa, ospedaliera e di supporto per l'intero contingente italiano a terra (ITALFOR). La forte conoscenza delle dinamiche locali e l'approccio costruttivo permisero alle unità di muoversi in acque insidiose senza ricorrere all'uso della forza per le operazioni marittime.
Il 14 aprile 1993, Pianigiani passò le consegne dopo aver completato con successo la prima fase della missione, un'impresa che avrebbe tracciato la strada per le future operazioni multinazionali della Marina.