I "DIAVOLI NERI" DELLA FOLGORE: STORIA, FANGO E GLORIA DELLA XV COMPAGNIA.
La XV Compagnia "Diavoli Neri" rappresenta una delle pedine operative più celebri e decorate del 186° Reggimento Paracadutisti "Folgore", reparto d'élite dell'Esercito Italiano. Custode di una tradizione che unisce l'audacia di El Alamein ai moderni teatri di crisi internazionali, questa unità è diventata un simbolo di resilienza, cameratismo e valore sul campo.
Durante l'operazione Ibis / UNOSOM II in Somalia, la base di Balad (situata a nord di Mogadiscio) costituiva il centro logistico operativo vitale per il raggruppamento tattico "Bravo" e per i "Diavoli Neri" della XV Compagnia. La struttura era organizzata per assicurare la totale autonomia della forza rischierata in un ambiente climatico e operativo estremo.
L'insediamento sfruttava i grandi stabilimenti della Somaltex, un'ex fabbrica tessile locale in disuso. I capannoni in muratura si rivelarono eccellenti per offrire una solida protezione balistica passiva rispetto alle canoniche tende mobili, venendo riadattati internamente in camerate per la truppa di leva, uffici di coordinamento logistico, sale radio e depositi di materiale sensibile.
All'interno della base operavano le componenti del Battaglione Logistico Paracadutisti "Folgore". Un'officina campale attrezzata lavorava a ciclo continuo per garantire la manutenzione pesante e la riparazione dei mezzi blindati (cingolati VCC-1 Camillino, blindo Fiat 6614 e le pesanti Centauro) messi a dura prova dalle piste sabbiose e dai frequenti scontri a fuoco. La sussistenza era garantita da moduli cucina autocarrati e da sistemi di potabilizzazione dell'acqua campali, autosufficienti anche per il sostegno ai convogli e per la distribuzione straordinaria di aiuti alla popolazione somala.
La protezione della base era affidata a un sistema di fortificazioni perimetrali composto da estesi reticolati di filo spinato, barriere di sacchi di sabbia e bastioni di contenimento terra. Lungo il confine della fabbrica sorgevano diverse altane (torrette di guardia rialzate) presidiate ininterrottamente da personale dotato di mitragliatrici pesanti Browning calibro .50, dedicate al controllo della vicina via d'arteria stradale Imperiale.
Balad disponeva di una sezione sanità dotata di un posto di medicazione avanzato (Role 1/2) in grado di stabilizzare i feriti da arma da fuoco o schegge prima dell'eventuale evacuazione medica verso le navi della Marina Militare al largo o verso l'ospedale della base USA a Mogadiscio.
Un'area protetta interna fungeva da piazzola d'atterraggio per gli elicotteri dell'Aviazione dell'Esercito (AB-205 e i nuovissimi elicotteri d'attacco A-129 Mangusta), fondamentali per la ricognizione d'area, la scorta ai convogli logistici che viaggiavano tra Balad e Mogadiscio e il supporto di fuoco ravvicinato.
Sede e inquadramento tattico
La XV Compagnia ha la sua sede storica e operativa a Siena, presso la Caserma "Roberto Bandini". La compagnia fa parte della struttura organica del 186° Reggimento "Folgore", che rappresenta a sua volta una delle componenti operative chiave della Brigata Paracadutisti. La caserma senese costituisce il fulcro dell'addestramento specialistico e della prontezza operativa della compagnia.
Radici storiche: da El Alamein alla leva obbligatoria
Le origini della compagnia si legano alla nascita del 2° Reggimento Paracadutisti nel 1941, rinominato l'anno successivo 186° Reggimento Fanteria "Folgore" per l'impiego in Africa Settentrionale. Durante la seconda guerra mondiale, l'unità si distinse per l'eroismo dimostrato nella battaglia di El Alamein (ottobre-novembre 1942), dove bloccò le forze corazzate britanniche nonostante una totale sproporzione di uomini e mezzi.
Nel dopoguerra, l'eredità spirituale del reparto è confluita nel 5° Battaglione Paracadutisti "El Alamein", il quale ha perso la propria autonomia il 15 settembre 1992 per dare vita, il giorno successivo, al ricostituito 186° Reggimento a Siena. È proprio in questo contesto di leva obbligatoria che si è consolidato il mito moderno dei "Diavoli Neri": i paracadutisti di leva portavano già con immenso orgoglio questo nome e lo stemma di reparto, cementando una forte identità collettiva ben prima del passaggio dell'Esercito al modello professionale.
Il battesimo del fuoco: la battaglia del Pastificio
Il fatto d'arme più celebre nella storia moderna della XV Compagnia è avvenuto a Mogadiscio (Somalia) il 2 luglio 1993, durante la missione umanitaria Ibis / UNOSOM II. Nel corso di un rastrellamento, una colonna italiana cadde in un'imboscata tesa da miliziani somali armati di lanciarazzi RPG e mitragliatrici pesanti.
La XV Compagnia intervenne con determinazione per rompere l'accerchiamento e soccorrere i militari intrappolati. L'azione guidata dal Capitano Paolo Riccò (noto via radio e tra i suoi uomini come "Capitano Nero") permise l'evacuazione dei feriti e il ripiegamento tattico delle forze, nonostante il violento scontro a fuoco ravvicinato sia costato la vita al paracadutista di leva Pasquale Baccaro (decorato con Medaglia d'Oro al Valor Militare).
Membri della 15ª Cp. Diavoli Neri al Check-Point Pasta.
Presenza nei teatri operativi globali
Dopo l'esperienza in Somalia, la compagnia è stata rischierata in prima linea in tutte le principali operazioni fuori area del contingente italiano:
Gennaio 1983 - febbraio 1984 - Libano, Operazione Libano 2
Marzo - settembre 1986 - Italia, Lampedusa, Operazione Girasole
Ottobre - dicembre 1990 - Italia, Calabria, Operazione Aspromonte
Gennaio - aprile 1991 - Iraq Kurdistan, Operazione Provide Comfort
Aprile - luglio 1992 - Sicilia, Operazione Vespri Siciliani
Marzo - luglio 1993 - Somalia, Operazioni Restore Hope - IBIS
Maggio - ottobre 1999 - Bosnia, NATO SFOR Operazione Constant Forge
Maggio - ottobre 2000 - Albania, NATO KFOR Operazione Joint Guardian
Luglio 2001 - Genova, Operazione G8
Ottobre 2001 - febbraio 2002 - Kosovo, NATO KFOR Operazione Consistent Effort
Marzo - maggio 2002 - Toscana, Operazione Domino
Agosto - settembre 2003 - Bosnia, NATO SFOR OTHF
Gennaio - luglio 2004 - Kosovo, NATO KFOR Operazione Decisive Endeavour
Ottobre - novembre 2005 - Kosovo, NATO
Il forte legame tra il personale in congedo degli anni della leva e i professionisti attualmente in servizio mantiene viva la memoria dei caduti e tramanda intatte le tradizioni d'audacia della XV Compagnia alle nuove generazioni di folgorini.
La linea di comando
Il comando della XV Compagnia è storicamente affidato a ufficiali di profonda esperienza sul campo. Di seguito viene riportato il comandante chiave indissolubilmente legato alla storia moderna dell'unità:
Comandante
Ruolo operativo
Onorificenze
Capitano Paolo Riccò (Capitano Nero)
Comandante della XV Compagnia a Mogadiscio (1993)
Decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare per l'azione al Pastificio; "Nero" era il suo indicativo radio operativo sul campo.
Capitano "Nero"
Il Capitano Paolo Riccò (ora Generale di Divisione) nasce a Torino il 4 ottobre 1963 ed inizia la sua carriera militare nel 1983 come Carabiniere ausiliario di leva per poi entrare l'anno successivo all'Accademia Militare di Modena con il 166º corso ottenendo la nomina a Sottotenente nel 1986 e completando gli studi alla Scuola di Applicazione di Torino dove consegue la Laurea in Scienze Strategiche
Assegnato inizialmente come Tenente al 20º Battaglione Fanteria Meccanizzata Monte San Michele a Brescia transita nel 1991 alla Brigata Paracadutisti Folgore venendo inquadrato nel 5º Battaglione El Alamein di Siena dove assume il comando della 15ª Compagnia Diavoli Neri imprimendo ai suoi uomini un addestramento estremamente rigoroso che risulterà decisivo per la loro sopravvivenza nei teatri operativi.
Il 2 luglio 1993 a Mogadiscio durante l'Operazione IBIS in Somalia il Capitano Riccò guida i suoi paracadutisti nella celebre battaglia del Checkpoint Pasta respingendo con determinazione e coraggio i violentissimi attacchi delle milizie somale e per il valore dimostrato nel proteggere lo sgombero dei feriti e nel coordinare la difesa viene insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare guadagnandosi tra i suoi uomini il soprannome storico di Capitano Nero.
Successivamente lascia la Folgore per transitare nella specialità dell'Aviazione dell'Esercito diventando pilota di elicotteri da attacco Mangusta e prendendo parte a diverse missioni in Afghanistan dove nel 2010 comanda il Reggimento AVES a Herat ed esegue un rischioso recupero sotto il fuoco nemico nel distretto di Bala Morghab azione che gli vale la Croce d'Oro al Merito dell'Esercito mentre nel 2013 pianifica e conduce l'operazione ad alta intensità denominata Devils Elbow.
Rientrato in Italia assume incarichi di vertice sempre più prestigiosi diventando il Comandante dell'Aviazione dell'Esercito a Viterbo dal 2017 al 2021 per poi essere trasferito nel 2022 con il ruolo di Rappresentante Militare Italiano presso lo SHAPE della NATO a Mons città in cui risiede attualmente continuando la sua brillante carriera istituzionale.
Parallelamente alla sua attività militare si dedica alla scrittura pubblicando nel 2020 il libro di successo intitolato I Diavoli Neri La vera storia della battaglia di Mogadiscio in cui racconta le drammatiche vicende della Somalia e dando alle stampe nel 2023 il volume Il gomito del diavolo incentrato invece sulle sue esperienze di volo e di comando nei territori afghani.
186º Reggimento Paracadutisti "Folgore"
L'elenco dei comandanti, dai ranghi storici a quelli recenti, include:
Comandante
Periodo del Comando
Teatri Operativi Principali
Medaglie / Riconoscimenti di Rilievo
Col. Pietro Tantillo
1941 - 1942
Africa Settentrionale (El Alamein)
Medaglia d'Oro al Valor Militare (alla Bandiera)
Col. Enrico Celentano
1992 - 1994
Somalia (Mogadiscio - Operazione Ibis)
Medaglia d'Argento al Valor dell'Esercito (alla Bandiera)
Col. Augusto Staccioli
1994 - 1997
Sicurezza Nazionale (Vespri Siciliani)
Croce di Bronzo al Merito dell'Esercito
Col. Emanuele Spagnolo
1997 - 2000
Bosnia Erzegovina (SFOR), Albania
Medaglia NATO per la ex-Jugoslavia
Col. Maurizio Fioravanti
2000 - 2001
Kosovo (KFOR)
Croce d'Argento al Merito dell'Esercito
Col. Francesco De Luca
2001 - 2002
Balcani, Sicurezza Interna
Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia
Col. Iginio Severino
2002 - 2004
Afghanistan (ISAF - Kabul)
Medaglia d'Argento al Valor dell'Esercito (alla Bandiera)
Col. Massimo Mingiardi
2004 - 2006
Iraq (Antica Babilonia - Nassiriya)
Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia
Col. Roberto Sardo
2006 - 2008
Libano (UNIFIL - Leonte)
Medaglia ONU per la Pace
Col. Giovanni M. Iannucci
2008 - 2010
Afghanistan (Herat - Task Force Aquila)
Croce d'Oro al Merito dell'Esercito
Col. Francesco Olla
2010 - 2012
Afghanistan (ISAF - RC-West)
Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia
Col. Rodolfo Sganga
2012 - 2014
Addestramento Congiunto Internazionale
Legione al Merito (USA)
Col. Roberto Vergori
2014 - 2016
Iraq / Kuwait (Prima Parthica)
Medaglia per la Protezione Civile (Emergenze nazionali)
Col. Beniamino Tomaselli
2016 - 2018
Libia (Ippocrate), Niger (MISIN)
Croce di Bronzo al Merito dell'Esercito
Col. Michele Frika
2018 - 2020
Prontezza Operativa NATO (VJTF)
Medaglia NATO per le Operazioni Internazionali
Col. Federico Bernacca
2020 - 2021
Sicurezza Nazionale, Territorio Italiano
Croce d'Oro per Anzianità di Servizio
Col. Massimo Veggetti
2021 - 2023
Missioni di Presenza e Sorveglianza NATO
Medaglia NATO (Fianco Est)
Col. Giovanni Corrado
2023 - 2025
Operazioni nei Balcani occidentali
Medaglia NATO per il Kosovo
Col. Salvatore Falcone
2025 - in carica
Contingenti di Prontezza Nazionale
Distintivo di Merito per Lungo Comando
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Le onorificenze collettive alla Bandiera del Reggimento
Il valore espresso sul campo dalla XV Compagnia e dagli altri reparti del 186° Reggimento è testimoniato dai prestigiosi nastri appuntati sulla Bandiera di Guerra dell'unità, che ne fanno una delle più decorate dell'Esercito Italiano. Le ricompense ufficiali includono:
Medaglia d'Oro al Valor Militare (Decreto 26 marzo 1963): Concessa per l'epica resistenza sul fronte di El Alamein (1942). Per tre mesi il Reggimento resistette ininterrottamente a violenti attacchi nemici condotti con schiacciante superiorità di uomini e mezzi. Stremato dalle perdite, privo di acqua, viveri e munizioni, non cedette un palmo di terreno, capitolando solo per ordine superiore e meritando il rispetto degli stessi avversari.
Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia (Decreto 25 ottobre 2023): Assegnata dal Quirinale per il ciclo di operazioni internazionali condotte tra il 2008 e il 2022. Il Reggimento ha dato prova di straordinaria abnegazione, perizia e saldezza morale in molteplici contesti di crisi, affrontando minacce terroristiche e conducendo operazioni delicate a protezione della sicurezza internazionale.
Medaglia d'Argento al Valor dell'Esercito (Decreto 5 ottobre 1994): Conferita per l'altissimo valore dimostrato durante la Missione "Ibis" in Somalia (1992-1993). In un contesto urbano degradato e ostile, i paracadutisti del Reggimento affrontarono con eccezionale coraggio e sprezzo del pericolo continui scontri a fuoco (inclusa la Battaglia del Pastificio) per garantire la sicurezza della popolazione e dei convogli umanitari.
Medaglia d'Argento al Valor dell'Esercito (Decreto 22 giugno 2007): Ricevuta per la straordinaria fermezza dimostrata in Kosovo nel marzo 2004 (Operazione "Decisive Endeavour"). Chiamato a contenere violenti scontri interetnici, il Reggimento operò con lucida determinazione tattica per proteggere la popolazione.
Pasquale Baccaro
Biografia
Il Caporale Pasquale Baccaro (Minervino di Lecce, 2 settembre 1972 – Mogadiscio, 2 luglio 1993) è stato un militare italiano, paracadutista di leva della Brigata Paracadutisti "Folgore". Fu insignito della Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria per l'eroismo dimostrato nella battaglia del Checkpoint Pasta in Somalia.
Cresciuto nel Salento, Baccaro viene chiamato a svolgere il servizio militare di leva nell'Esercito Italiano. Sceglie la specialità dei paracadutisti, superando il duro addestramento presso la Scuola Allievi Paracadutisti di Pisa. Viene successivamente assegnato alla XV Compagnia "Diavoli Neri" del 186º Reggimento paracadutisti "Folgore" con base a Siena.
Nel 1993, il reparto viene rischierato a Mogadiscio. L'unità prende parte alla missione umanitaria internazionale UNOSOM II (operazione nazionale denominata Ibis), volta a garantire gli aiuti e la stabilità nel Paese africano sconvolto dalla guerra civile.
Il 2 luglio 1993, la XV Compagnia riceve l'ordine di partecipare all'operazione di rastrellamento "Canguro 11", mirata alla ricerca di armi nel quartiere di Haliwaa, vicino a un ex pastificio. Al termine dell'operazione, la colonna di veicoli italiani subisce un'imboscata su vasta scala tesa dai miliziani somali fedeli al generale Mohamed Farrah Aidid.
Baccaro si trova a bordo di un veicolo corazzato da trasporto truppe VCC-1 "Camillino". Nonostante la pioggia di proiettili, il giovane paracadutista non si tira indietro: si sporge dal portello del mezzo per rispondere al fuoco con la propria arma d'ordinanza, fornendo copertura alla sua squadra impegnata a terra e proteggendo lo sgombero dei commilitoni feriti. Durante lo scontro ravvicinato, il corazzato viene centrato da un razzo anticarro (probabilmente un RPG). Baccaro viene colpito gravemente alla gamba e muore dissanguato sul campo a soli venti anni.
Il Presidente della Repubblica Italiana gli ha conferito la medaglia d'oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione ufficiale:
«Paracadutista di leva, inquadrato nel contingente italiano inviato in Somalia nell'ambito dell'operazione umanitaria voluta dalle Nazioni Unite, partecipava con il 186º Reggimento Paracadutisti Folgore al rastrellamento di un quartiere di Mogadiscio. Nel corso dei successivi combattimenti, proditoriamente provocati da miliziani somali, mentre effettuava fuoco mirato da bordo di un veicolo corazzato a sostegno dell'azione condotta dalla propria squadra, veniva inquadrato dal tiro dei cecchini ma, imperturbabile, proseguiva nell'azione. Gravemente ferito a seguito dell'esplosione di una razzo controcarri, che aveva colpito il mezzo corazzato sul quale operava, manteneva, nonostante l'amputazione traumatica di un arto inferiore, spirito saldo e animo sereno, consentendo agli altri paracadutisti di continuare ad operare con immutata determinazione. Soccorso e trasportato presso una struttura sanitaria non sopravviveva alle gravissime lacerazioni subite. Immolava così la sua giovane vita nel pieno adempimento del proprio dovere per un ideale di pace e solidarietà tra i popoli. Purissima figura di uomo e combattente, esempio fulgido di assoluta dedizione al dovere e di elette virtù militari sublimate dal supremo sacrificio.»
— Mogadiscio, 2 luglio 1993.
Il libro del Capitano "Nero"
Il libro I Diavoli Neri: la vera storia della battaglia di Mogadiscio, scritto dal Generale Paolo Riccò (insieme al giornalista Meo Ponte) ed edito da Longanesi, rappresenta un'autentica e cruda testimonianza militare della Battaglia del Checkpoint Pasta avvenuta in Somalia il 2 luglio 1993.
L'opera fa totale chiarezza su quello che è stato il primo vero scontro a fuoco in campo aperto affrontato dall'Esercito Italiano dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, sfatando retoriche e ricostruzioni distorte.
I temi chiave del libro
L'addestramento d'élite: La prima parte del testo analizza il rigido, estenuante e metodico addestramento a cui l'allora Capitano Riccò sottopose i giovani militari di leva della XV Compagnia Meccanizzata paracadutisti "Diavoli Neri". Quella preparazione ossessiva si rivelò l'unico fattore decisivo per salvare decine di vite umane sotto il fuoco nemico.
L'imboscata a Mogadiscio: Il saggio ricostruisce minuto per minuto la drammatica giornata del 2 luglio. Durante l'Operazione Canguro 11 per il rastrellamento di armi, le forze italiane vennero circondate e attaccate dalle milizie somale del signore della guerra Mohamed Farrah Aidid.
Il bilancio del sangue: Riccò racconta senza filtri lo scontro ravvicinato costato la vita a tre soldati italiani (Pasquale Baccaro, Andrea Millevoi e Stefano Paolicchi) e il ferimento di altri ventidue paracadutisti.
La verità del campo: Il Generale non risparmia critiche severe alle alte sfere del comando dell'epoca, denunciando la confusione tattica, l'impreparazione politica di fronte a una missione umanitaria Onu trasformatasi rapidamente in guerra e i falsi miti creati a posteriori da chi non era presente in prima linea.
Un'opera fondamentale
A differenza della massiccia produzione mediatica americana sulla stessa crisi (che ha ispirato il celebre film Black Hawk Down), la prospettiva italiana è rimasta a lungo confinata alla cronaca giornalistica d'epoca. Il testo di Riccò colma questo vuoto storiografico offrendo la prospettiva diretta del comandante sul terreno, rendendolo un saggio indispensabile per comprendere la transizione geopolitica delle moderne missioni internazionali di pace.