A ITALA CON IL COM.SUB.IN.
di Gianandrea Gaiani
Il Capitano di Fregata Giuseppe Scarpuzzi, comandante il
Gruppo Operativo del Battaglione San Marco (al quale sono
aggregati anche una ventina di Incursori del COMSUBIN), ci
informa circa le tremende condizioni di vita degli abitanti dei numerosi piccoli
villaggi, popolati per lo più da nomadi e profughi, situati
lungo la fascia costiera che si estende a nord di
Mogadiscio fino alla città di Itala, oltre la quale termina l'area
assegnata al Contingente Ibis.
"Da tempo ci venivano segnalati movimenti di bande armate somale lungo la costa a nord di Mogadiscio e in particolare intorno alla cittadina di Itala, dove la popolazione viveva nel terrore delle violenze e dei saccheggi perpetrati da gruppi di criminali in fuga dalla capitale".
prosegue il Comandante Scarpuzzi.
"La presenza di forti contingenti militari nell'area urbana di Mogadiscio e i numerosi rastrellamenti hanno costretto molte bande di malviventi a cercare rifugio nelle campagne circostanti con il risultato che molte piccole comunità spesso isolate subiscono la presenza di questi banditi. Numerosi informatori somali definiti "amici dell'Italia" avevano messo in luce le difficoltà create dai banditi a Itala rendendo necessario un intervento armato della Marina Militare Italiana".
Il 20 febbraio 1993, le tre unità del 24° Gruppo Navale nell'Oceano Indiano erano dislocate tra Mogadiscio e il porto di Obbia (nave Grecale e Stromboli) e davanti a Itala (nave San Giorgio).
Gli uomini del Comando Subacquei e Incursori (COMSUBIN) erano stati allertati a bordo della portaelicotteri San Giorgio. Attendevano il via libera controllando le armi in dotazione:
- Pistole mitragliatrici HK MP5 A3 (calibro 9 mm)
- Fucili SCP-70/90
- Mitragliatrici FN Minimi (calibro 5,56 mm)
- Pistole mitragliatrici Beretta M 12S (calibro 9 mm Parabellum) con spegnifiamma
- Mitragliatrici MG 42/59
Gli uomini si imbarcano su un elicottero SH-3D Sea King, mentre un AB-212 è già in volo radente sulla spiaggia di Itala per cogliere eventuali movimenti ostili. Il volo dalla San Giorgio alla spiaggia dura pochissimi minuti. Individuata la zona d'atterraggio, il Sea King si abbassa lentamente mentre i due mitraglieri di bordo scrutano il terreno, pronti ad aprire il fuoco. Una volta toccato terra, gli uomini scendono dall'elicottero, si allargano assumendo una posizione difensiva e, dopo qualche minuto, procedono lentamente lungo la battigia fino alle prime case di Itala.
Il principale pericolo per le forze dell'Operazione Restore Hope è costituito dalle imboscate. Nel contesto bellico somalo nessun gruppo armato indossa uniformi regolari, e chiunque può mischiarsi con intenzioni offensive alla popolazione inerme.
La perquisizione delle prime case permette di accertare l'assenza di bande armate. Secondo i membri più anziani della cittadina, i criminali se ne sono andati non appena è apparsa all'orizzonte la sagoma minacciosa della San Giorgio.
L'accoglienza della popolazione è entusiastica, ma la guardia degli Incursori non viene mai allentata e ci si muova sempre con la massima prudenza. Il Comandante Scarpuzzi apre un dialogo con i responsabili di Itala, che espongono le precarie condizioni di vita della popolazione: cibo e acqua potabile scarseggiano, l'assistenza medica è inesistente e buona parte delle risorse è stata rubata dai banditi. Le richieste formulate dal capovillaggio riguardano infatti soprattutto la sicurezza.
Il valore di questo termine è cruciale: già 24 ore dopo l'arrivo della Marina Militare, a Itala riaprono molti commercianti, riappaiono alcune greggi e riprendono i lavori abbandonati da mesi.
Un'équipe sanitaria della San Giorgio, guidata dal dottor Fulvio Sabato (responsabile dell'ospedale di bordo), dispensa le cure d'urgenza, supportando il locale ambulatorio gestito da volontari inglesi. Ulteriori colloqui permetteranno presto di costruire alcuni pozzi per fornire acqua dolce alla popolazione. Gli Incursori continuano a presidiare gli accessi a Itala, mentre gli elicotteri Sea King e AB-212 si spingono in ricognizioni armate nell'entroterra.
"Abbiamo preso l'impegno di aiutare questa comunità a ritomare alla vita normale
dice il Comandante Scarpuzzi.
Ci hanno chiesto di effettuare sopralluoghi e opere di presenza armata nella città in modo regolare, così da scoraggiare il ritorno dei banditi e dei saccheggiatori e appoggiare la locale polizia neocostituita".
IL CONTINGENTE DELLA MARINA MILITARE E IL COMSUBIN
Circa 1.250 uomini della Marina Militare Italiana partecipano all'Operazione Ibis. La maggior parte (950) è imbarcata sulle navi Grecale, San Giorgio e sul rifornitore Stromboli (le navi San Marco, Vesuvio e Vittorio Veneto sono rientrate in Italia a fine dicembre dopo aver sbarcato uomini e materiali), mentre altri 270, appartenenti al Gruppo Operativo del Battaglione San Marco e al COMSUBIN, sono basati al Porto Vecchio di Mogadiscio.
L'integrazione tra Incursori e Fucilieri di Marina non è una caratteristica esclusiva delle operazioni in Somalia, ma rientra nelle normali procedure operative. Un distaccamento del COMSUBIN, composto da 12 Incursori Recon adibiti alla ricognizione a lungo raggio, è infatti permanentemente dislocato a Brindisi presso il Battaglione San Marco.

Di pattuglia a Itala, con l'arrivo dei militari italiani sono riprese le piccole attività commerciali che permettevano la sopravvivenza della popolazione.
I compiti degli uomini del COMSUBIN variano dalle attività di routine, come scorte e pattugliamenti, ad attività più specialistiche adatte all'elevata professionalità del reparto. Molte delle operazioni condotte finora in Somalia dagli Incursori di Marina e dagli Incursori Paracadutisti del 9° Battaglione d'assalto "Col Moschin" rimangono coperte da uno stretto riserbo.
Quel che è certo è che il COMSUBIN, benché presente con una ventina di uomini (su un totale di effettivi che non raggiunge le 100 unità), ha effettuato ricognizioni a lungo raggio che hanno portato al rinvenimento e al sequestro di ingenti quantitativi di armi e munizioni in mano alle bande somale. Numerosi sarebbero stati, secondo indiscrezioni, gli scontri a fuoco nei quali i militari italiani non hanno subito perdite.
Sul posto sono emersi elementi che provano l'impiego degli Incursori di Marina in operazioni combinate con l'US Navy per il pattugliamento notturno delle coste somale, mirate a intercettare imbarcazioni cariche di armi destinate all'Alleanza Nazionale Somala del Generale Aidid. L'esito di queste missioni e l'eventuale collaborazione con reparti speciali stranieri, come i Navy Seals americani, non è stato reso noto, ma le possibilità per le formazioni somale di sfuggire agli Incursori di Marina restano pochissime.
IL CONTRAMMIRAGLIO GIUSEPPE PAOLO SCARPUZZI
La storia della Marina Militare italiana e, nello specifico, quella dei suoi reparti d’élite, è scritta sulle spalle di uomini che hanno fatto del dovere, del rigore morale e dello spirito di sacrificio una vera e propria ragione di vita. Tra queste figure di spicco, un posto d’onore spetta senza dubbio al Contrammiraglio Giuseppe Paolo Scarpuzzi. (noto nelle tappe centrali della sua straordinaria carriera con i gradi di Capitano di Fregata e successivamente di Capitano di Vascello).
Scomparso il 2 ottobre 2024 a La Spezia, Scarpuzzi ha lasciato un vuoto incolmabile non solo tra i propri familiari, ma in tutta la comunità dei marinai, degli Incursori del COMSUBIN e dei Fanti di Marina del Reggimento San Marco. Definito all’unanimità dai suoi commilitoni e subordinati come un "soldato vecchio stampo", ha attraversato decenni di storia militare italiana, incarnando le virtù più nobili dell'ufficiale di Marina: fermezza nel comando, profonda empatia umana e un'assoluta dedizione alla Patria.
Nato a Messina, città storicamente legata al mare e alle tradizioni marinare, Giuseppe Paolo Scarpuzzi scelse fin dalla giovinezza di intraprendere la carriera in uniforme. La sua non era una scelta ordinaria; la sua tempra e le sue attitudini psico-fisiche lo spinsero rapidamente verso le selezioni più dure della Forza Armata: quelle per accedere al raggruppamento subacquei ed incursori.
Nel 1976, Scarpuzzi affrontò e superò con successo il leggendario 26° Corso Incursori, denominato convenzionalmente "Idra". Ottenne così il prestigioso e ambitissimo brevetto numero 594. Diventare un operatore del COMSUBIN (Raggruppamento Subacquei e Incursori "Teseo Tesei") in quegli anni significava entrare a far parte di un'élite mondiale della guerra non convenzionale, sottoponendosi a un addestramento totalizzante tra terra e mare, capace di forgiare il carattere e di preparare l'operatore a gestire l'isolamento, il pericolo estremo e la fatica prolungata. Questa formazione d'eccellenza rimarrà il pilastro cardine di tutta la sua successiva vita professionale e personale.
Sebbene la sua matrice fosse quella degli Incursori, una parte significativa e gloriosa della carriera di Scarpuzzi si è intrecciata con il Battaglione (oggi Reggimento) San Marco, i celebri Fanti di Marina italiani. All'interno del San Marco, Scarpuzzi ha ricoperto ruoli di Comando di primissimo piano, guidando i suoi uomini in contesti operativi ad altissimo rischio.

Per evitare brutte sorprese, due Incursori hanno piazzato una mitragliatrice MG 42/59 presso uno degli accessi alla cittadina.
I primi anni novanta rappresentarono un banco di prova cruciale per le Forze Armate italiane, chiamate a operare fuori dai confini nazionali in scenari di peacekeeping e peace-enforcement profondamente degradati. Il nome del Capitano di Fregata Scarpuzzi resta legato in modo indissolubile alle operazioni nei Balcani e, soprattutto, in Somalia (all'interno delle missioni Ibis I e Ibis II, sotto l'egida delle Nazioni Unite con UNOSOM).
In terra somala, in un teatro operativo caratterizzato dalla guerra civile, dall'anarchia delle fazioni armate e da costanti imboscate, Scarpuzzi dimostrò doti di leadership straordinarie. Non si limitò a pianificare e coordinare le complesse operazioni tattiche dal quartier generale, ma fu costantemente presente sul campo, al fianco dei suoi marinai e dei suoi fanti, garantendo la sicurezza dei convogli umanitari e la protezione delle popolazioni civili stremate dal conflitto. Il suo stile di comando, basato sull'esempio diretto e sulla condivisione dei medesimi rischi dei suoi subordinati, gli valse l'ammirazione incondizionata degli uomini ai suoi ordini, che vedevano in lui un punto di riferimento saldo e carismatico.

Somalia, anni '90: Due operatori del COMSUBIN (Gruppo Operativo Incursori) in perlustrazione a bordo di una motocicletta tattica Cagiva T4, armati di pistola mitragliatrice MP5.
LE ONORIFICENZE E I RICONOSCIMENTI DELLA REPUBBLICA
Il valore dimostrato in servizio e i meriti accumulati nel corso degli anni sono stati suggellati da importanti onorificenze concesse dallo Stato italiano, a testimonianza del prestigio internazionale che le sue azioni hanno riflesso sull'intera nazione.
- Medaglia d'Argento al Merito di Marina
Conferita con Decreto Ministeriale nell'aprile del 1995, questa decorazione rappresenta il giusto riconoscimento per la condotta esemplare tenuta durante le drammatiche operazioni in Somalia. La motivazione della medaglia evidenzia non solo la perizia strategica e militare, ma anche l'alto valore umanitario e il coraggio personale dimostrati in circostanze ambientali ed operative estremamente critiche e fluide.
- Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
Il 27 dicembre 2000, su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l'allora Capitano di Vascello Giuseppe Paolo Scarpuzzi è stato insignito del titolo di Cavaliere dell'OMRI. Si tratta del primo e più importante ordine cavalleresco nazionale, destinato a ricompensare le benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle scienze, delle lettere, dell'economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere militari.
Dopo aver raggiunto il grado di Contrammiraglio e aver concluso il servizio attivo, Scarpuzzi scelse di stabilirsi a La Spezia, storica base della Marina Militare e città a cui era profondamente legato. Lontano dai riflettori della vita militare attiva, non ha mai smesso di mettere il proprio bagaglio di competenze e la propria inesauribile energia al servizio della collettività.
Divenne una figura centrale all'interno del Club Alpino Italiano (CAI) della Spezia. Con la stessa precisione e dedizione con cui pianificava le missioni militari, Scarpuzzi si è dedicato al ripristino, alla mappatura e alla manutenzione della sentieristica dell'entroterra spezzino e delle Cinque Terre, contribuendo attivamente alla salvaguardia del territorio e alla promozione della sicurezza in montagna.
Inoltre, forte della sua lunghissima esperienza come Incursore e Comandante in teatri di guerra, Scarpuzzi si dedicò all'approfondimento teorico e psicologico di tematiche cruciali quali la gestione della paura, la resilienza mentale e le dinamiche del soccorso in emergenza. I suoi scritti, i suoi interventi tecnici e le sue riflessioni sono rimasti come preziosi contributi per comprendere come la mente umana reagisca sotto stress estremo, trasformando l'addestramento militare in una lezione universale di autocontrollo e sicurezza applicabile anche alla vita civile e al volontariato di protezione civile.
Quando nell'ottobre del 2024 è stata diffusa la notizia della sua scomparsa, i messaggi di cordoglio giunti da ogni parte d'Italia hanno tratteggiato un ritratto nitido e commovente. Chi ha avuto il privilegio di servire sotto il suo comando lo ricorda come un uomo integro, inflessibile quando si trattava di rispettare le regole e l'onore della divisa, ma dotato di una generosità e di un'umanità straordinarie fuori dal servizio.
Il Contrammiraglio Giuseppe Paolo Scarpuzzi ha rappresentato quell'archetipo di ufficiale per cui l'autorità non deriva dal grado cucito sulle spalle, ma dall'autorevolezza morale, dalla competenza tecnica e dalla capacità di proteggere e valorizzare i propri uomini. La sua biografia rimane un esempio luminoso per le nuove generazioni di marinai e di cittadini italiani.
|
COMSUBIN
COMando raggruppamento SUBacquei e INcursori "Teseo Tesei"
Il GOI (Gruppo Operativo Incursori) rappresenta la componente delle forze speciali della Marina Militare italiana, addestrata per condurre operazioni non convenzionali in ambiente marittimo, anfibio e terrestre. Gli operatori di questo reparto, noti come incursori, sono specializzati in missioni ad altissimo rischio quali il controterrorismo navale, la liberazione di ostaggi su navi o piattaforme, le ricognizioni occulte in territorio ostile e gli attacchi a installazioni marittime nemiche. Il loro addestramento è tra i più selettivi e duri al mondo, focalizzato sulla massima flessibilità operativa e sull'uso di armamenti e tecnologie all'avanguardia per infiltrazioni dal mare, dal cielo o da terra.
Il GOS (Gruppo Operativo Subacquei) costituisce invece l'eccellenza della Marina Militare nel campo delle attività subacquee e della subacquea industriale a livello internazionale. I palombari e i sommozzatori del GOS si occupano di interventi tecnici complessi in profondità, della bonifica di ordigni esplosivi rinvenuti in mare e della manutenzione delle strutture subacquee. Svolgono inoltre un ruolo cruciale nelle operazioni di soccorso ad alta profondità agli equipaggi dei sommergibili rimasti danneggiati o sinistrati sul fondo marino, potendo contare su apparecchiature iperbariche e veicoli subacquei speciali.
Le due componenti condividono la stessa base logistica all'interno del COMSUBIN ma mantengono percorsi di selezione e compiti istituzionali nettamente distinti. Mentre il GOI persegue finalità prettamente combattive e di intelligence militare come forza speciale, il GOS si concentra sulle capacità tecniche avanzate e di soccorso subacqueo, operando sia in contesti di difesa che in supporto alla popolazione civile e alla sicurezza marittima generale.
COMSUBIN Art
|